Con lo scoppio della prima guerra mondiale nel 1914, l´invio massiccio di uomini al fronte costrinse la società civile ad affidare compiti maschili alle donne rimaste a casa, che quindi presero il posto dei propri mariti o figli, non solo in faccende come gli acquisti o le vendite di prodotti agricoli e nell’affrontare problemi legali, faccende che tradizionalmente erano riservate agli uomini, ma presero il loro posto anche nei campi e nelle fabbriche civili poi riconvertite in fabbriche di munizioni da guerra. Le donne si trovarono per la prima volta ad usare le macchine agricole per svolgere un lavoro duro, pesante e tipicamente maschile, allo stesso modo, nelle fabbriche di armi, dovevano sollevare grandi pesi, inoltre erano costrette a durissimi turni di lavoro e a mantenere i figli con salari bassissimi e inadeguati rispetto al forte aumento dei prezzi. Tuttavia la prima guerra mondiale diede alle donne l’occasione di sperimentare e sperimentarsi, di uscire anche solo momentaneamente dal focolare domestico per rivestire nuovi ruoli, nuove mansioni e nuove professioni. Migliaia di ragazze decisero di arruolarsi come infermiere volontarie della Croce Rossa.


A partire dal 1916 vennero mandate al fronte di guerra per fornire assistenza diretta ai soldati. L’importanza che la donna rivestì durante la prima guerra mondiale purtroppo non continuò nel periodo successivo alla guerra.
Molte di loro infatti persero il posto di lavoro, le donne che invece riuscirono a conservare la professione dovettero combattere contro la discriminazione da parte di lavoratori maschi.

Il ruolo delle donne nella seconda guerra mondiale scoppiata nel 1939 fu ancora più significativo. Quasi 350.000 donne prestarono servizio nelle forze armate statunitensi, svolgendo sia compiti di amministrazione, sia di logistica, sia lavorando come meccanici, operatori radio, addestratrici di soldati uomini, infermiere. In Italia, le donne svolsero un ruolo significativo nella Resistenza partigiana contro i nazisti, combattendo sul campo al fianco degli uomini, agendo come staffette, trasportando armi ed esplosivo, messaggi e disposizioni del Comitato di liberazione nazionale ai singoli gruppi, nascondendo e curando i feriti, fornendo loro approvvigionamenti di viveri, organizzando alloggi clandestini e luoghi di incontro per i capi militari e politici del movimento partigiano.

Le partigiane hanno collaborato con gli uomini in un contesto dove non vi erano più ruoli tradizionalmente maschili e femminili, ma vi era invece una situazione di concreta parità e condivisione di ideali, responsabilità e timori. Donne e uomini sono stati realmente alleati, realmente compagni di lotta, e questo ha favorito l’inserimento di donne all´interno delle istituzioni politiche: non a caso il primo ministro donna della storia dell’Italia repubblicana proveniva dall’ambiente partigiano.
Oggi le donne fanno parte delle forze armate di molti Stati e possono ricoprire ruoli di combattimento attivo negli eserciti di Australia, Nuova Zelanda, Canada, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Norvegia, Israele, Serbia, Svezia, Svizzera e anche qui in Italia, dove l’ingresso delle donne nelle forze armate è stato sancito nel 1999.


In conclusione, la presenza delle donne nei conflitti mondiali a fianco degli uomini, dapprima in maniera non ufficiale o in ruoli di supporto, oggi in maniera ufficiale, come soldatesse, “colleghe” alla pari degli uomini, rappresenta un fattore fondamentale dell’emancipazione femminile nel mondo occidentale.
